mercoledì, 01 luglio 2009 ore 18:12 - Permalink


Seduto in centro al mercato del mercoledì che coccola l'immancabile cagnetto tra l'indifferenza generale. Faccio il giro per capire.



A qualunque domanda non risponde.
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In ---> persone derise


sabato, 27 giugno 2009 ore 00:04 - Permalink


...bè, sicuramente gli riuscirà molto meglio, adesso.
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lunedì, 22 giugno 2009 ore 14:32 - Permalink


Voi ricorderete di sicuro come funziona(va) la mia connessione.
L'ufficio qui a fianco la teneva sprotetta, cosi io avevo curiosamente una chiavetta wifi e allora.. Bene, tutto cio' non e' più'. Non ci e' dato sapere se ci hanno sgamato, se l'ufficio chiude o cambia gestore. Sia come sia questo post sta venendo scritto da un palmare, potete immaginare con quale comodita'.

Ma niente paura!
In qualche modo si risolve sempre, solo che per ora sono disconnesso.

La "eo sta in maturita, e si e' trasferita da me che le preparo, la coccolo, le faccio e le rendo l'atmosfera giocosa visto che la maturita' e' sempre difficile. La tenerezza che mi fa e' spaventosa, appena riesco nuovi e più' sostanziosi aggiornamenti. Voi comunque non state in pensiero e andate al mare, mi raccomando.




UPDATE



Buone notizie!
L'ufficio stava solo facendo un qualche tipo di manutenzione o la signora che gli fa le pulizie ha inavvertitamente staccato il router con la scopa, vassapere. Comunque sia siamo di nuovo online, il che ci riempie di gioia.

Sempre detto io, gente allegra il ciel l'aiuta.
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domenica, 07 giugno 2009 ore 15:45 - Permalink



Italiani in America. In una parola ci arriva alle narici l'odore dei fichi d'india, la nostalgica melodia del Padrino e la testa del cavallo nel letto. Ogni volta che riguardiamo quei vecchi gangster movie gongoliamo del fatto che un branco di terroni con le pezze al culo abbia fatto tremare le palle all' FBI. Gli italiani in America sono fighi. Hanno il volto di Robert de Niro, di Al Pacino, di Marlon Brando, gente che se fa offerte non è consentito rifiutare ed è per questo che sono tutti obesi e fumatori.

Ci ricordiamo di loro solo quando ci sono elezioni e fin dai tempi di Prodi io li ho sempre visti circondati da un'aura di mistero e sacro timore, compatrioti cresciuti lontani dalla nostra TV infestata da velinismo e Maria de filippi: ve li immaginate? I protagonisti del film fuga dei cervelli fantasma, mistici italiani oltreoceano liberi dal giogo della nostra chiesa catodica. Come sono? Cosa fanno? Come vengono considerati?


Bè, che ci crediate o no siamo idolatrati.
Ci hanno addirittura dato un nome,
Guido's, ed hanno creato un business d'intrattenimento su di noi mica da ridere. Siamo famosi per la nostra innata capacità di far ridere la gente. Segni per riconoscere un italoamericano sono la pettinatura ispirata ad un'esplosione di liquami fognari, un porcospino o a Goku. Il lucidalabbra che evidenzia labbra sporgenti a mò di bacio/pompino verso il pubblico prettamente omosessuale che visiona le foto dove, fieri delle vostre origini, indicate la vostra maglietta acquistata in occasione dei mondiali.

   

L'espressione dev'essere sexy.
Sexy come una bestia.
Seeeexy. Ho detto sexy. Sexy, signora. Anche lei, forza: sexy.

Il fisico è palestratissimo.
L
a capacità dialettica rasenta l'analfabetismo. La musica ascoltata è truzza o hiphop. La principale attività dev'essere ballare in discoteca in modo spaventoso o pestarsi con qualcuno quando si viene colti dalla steroid rage, gli sbalzi d'umore indotti dagli steroidi che fanno commettere gli omicidi/suicidi ai wrestlers ma che in USA ti vendono al supermercato. Parecchi Guidos assumono il colore dell'aranciata colti da una frenesia di spray autoabbronzante fino alle estreme, tragiche conseguenze: la trasformazione in un oompa loompa.

Insomma, negli USA l'italiano ha smesso di ispirarsi a Robert de Niro e preferisce Thema dei Gemelli Diversi.


"Oh bella raga, qui a Ibiza è troppo hiphop"


In Internet è un tripudio di blog e siti che si dedicano interamente ai Guidos.
Wikipedia e Urban dictionary parlano approfonditamente di noi. L'America stampa magliette con su scritto "get off our island". I video parodia si sprecano e se avete tempo da perdere tra Google e Yotube potrete trovare tonnellate di materiale che qui ho dovuto linkare altrimenti non ci stava.


Mentre questo carnevale scivolava fuori dal monitor ho iniziato a domandarmi quale sia stato il caso zero. Visto che non colgono le nostre trasmissioni, non sanno più la nostra lingua, cosa li ha ridotti in queste condizioni pietose? Chi? Com'è successo? Perché l'epicentro di questo putridume è Long Island nel New Jersey? Il mostro di Cloverfield assieme ai ragni cagava truzzi di Garbagnate Milanese?
Le indagini mi fanno percorrere questo abisso di miseria umana a ritroso fino a raggiungere un valido motivo per denunciare gli USA: GROWING UP GOTTI.




Questa cosa se fossimo in un paese serio causerebbe un incidente diplomatico internazionale. Si tratta di uno show stile reality-ma-anche-no dove la famiglia di John Gotti cresce. La protagonista è un grumo di silic MILF, madre di tre tipici adolescenti italoamericani che creano dei problemi tipicamente italoamericani (gridano, gesticolano, si pestano) ma la mamma riesce sempre a calmarli perché si sa: i figli sò piezz 'e core e la mamma è sempre la mamma.




Sul sito ufficiale non è possibile vedere lo show nel mio paese, ma Youtube permette di conoscere questo grandioso momento di televisione. La domanda che molti si pongono è se sia nato prima Growing up Gotti o i Guidos, ma in ogni caso quando in clima di elezioni si parla di italiani all'estero ora so a cosa pensare.
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In ---> persone derise


sabato, 06 giugno 2009 ore 00:38 - Permalink
E' stata dura.
Anni di lotte politiche e sociali, disoccupazione, miseria, sacrifici ed angoscie non sono stati invano. Ogni partigiano caduto, ogni soldato fucilato, ogni goccia di sangue lasciata nella storia ci hanno permesso di salire. Salire, signora, un gradino dopo l'altro sempre più vicino al paradiso, corpo dopo corpo, anima dopo anima è stata riucostruita la torre di Babele dove l'ultimo guerriero, esangue, con il suo ultimo respiro ha deposto dei bambini incosapevoli. Si è spento sereno sapendo che sarebbero cresciuti in un mondo libero, felice e spensierato. Senza guerre, miserie, povertà e pericoli.

Quei bambini eravamo noi.
Questo è il mondo che abbiamo ereditato.



Non vogliamo studiare, vogliamo essere creativi.
Vogliamo divertirci perché elettricisti, idraulici e muratori sono mestieri da idioti o da immigrati. Non vogliamo ascoltare vecchie storie ammuffite o intristirci con memorie inutili quanto decrepite. Vogliamo tette, addominali, long drink, macchine decappottabili, vogliamo ballare e metterci “bella ciao” come suoneria.

Vogliamo effetti speciali, no roba scaduta da quarant'anni.

La nostra statua della libertà punta verso il cielo uno spritz che ha sconfitto obsoleti vecchiumi. Lo spritz è il nostro nuovo Dio. Le tette la nostra unica realtà. Il culo è il pensiero più profondo che vogliamo fare perché questa è la cocktail generation: possiamo scopare tra di noi già a tredici anni perché non siamo più schiacciati da moralismi, da preti malati e genitori bigotti. Possiamo fare quello che vogliamo, quando vogliamo e senza fatica.

Questa è la cocktail generation e buttiamo sassi dal cavalcavia perché ci annoiamo.
Pestiamo quel ritardato di merda che ci avete messo in classe perché è divertente sentirlo muggire. Lo mettiamo su youtube perché fa ridere. Se non vi piace, non guardatelo.

La nostra generazione ha un unico obiettivo: divertirsi. Ride di chi non capisce, di chi non può, di chi non vorrebbe, di chi non sa. Siamo ignoranti ma avremo l'ultima parola perché siamo tanti. Siamo stronzi ma avremo l'ultima parola perchè siamo belli. Drogati. Ubriachi. Abbronzati e stupendi. Voi avete fumato pacchetti di sigarette davanti ai libri e passerete il resto della vostra vita vecchi, soli, tristi e terrorizzati ad ogni colpo di tosse. Avete denti gialli, un corpo osceno e delle scuse vecchie tanto quanto voi. Noi dove potremo passeremo davanti a tutti e trasgrediremo ad ogni regola  perché la vita finisce a trent'anni. Non pensiamo al futuro né al passato, viviamo il presente, siamo farfalle il cui unico interesse è avere le ali più belle, i colori più accesi e più belli degli altri. Non compreremo cani per combattere la solitudine come fate voi, saremo quelli che ve lo investono col cayenne. Voteremo Berlusconi perché fa bei programmi TV, perché si scopa le veline e perché è pieno di sfigati come voi che lo invidiano.


Questa è la cocktail generation.
Questa è la gente per cui i vostri nonni sono morti.
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In ---> farneticanti sproloqui


martedì, 02 giugno 2009 ore 16:03 - Permalink


La Valletta, 7.30am

La Leo non capisce come mai la coppia emo ci guardi tanto male.
La donna ci fissa con un astio pazzesco, lui che è secco secco sembra arrabbiato che gli abbiam preso delle robe da buffet. Bòh. Facciamo colazione visto che è tutto incluso, poi con felpa alla mano si riparte. La mattina è dedicata alla Valletta, uno spettacolo meraviglioso. Piccina, parecchio coccolosa, è una città molto intima che regala colpi d'occhio notevoli ed altrettanti momenti d'ilarità. L'architettura un po' araba un po' terrona, stradine nascoste piene di profumi, fiori, colori e monnezza.




Partiamo dal main city gate (3), saliamo per la scala/orinatoio ed andiamo verso destra sugli Hastings Garden (24). Belli, anche relativamente puliti. Un paio di foto d'ordinanza ed eccoci nel punto lungo della Valletta, la costa ovest.

Dovete sapere che l'asfalto qui è stato dato nel 1952 e da allora mai più ripassato.
Di conseguenza è liscio che par vetro e quando piove non si può andare in salita, scivola tutto. Moto, auto, bus, passanti, carrozze, tutto. Andiam dritti respingendo proposte di carrozze, avances alla Leo e venditori di ricariche Vodafone rimagnetizzate funzia hammig fida me. Ogni tanto prendiamo coraggio ed andiamo verso l'interno della città per vedere santi&madonne. Dico coraggio perché ogni cosa sembra vicina in linea d'aria ma puoi impiegare giorni a raggiungerla per salite o discese che sembrano burroni. (aprite in un'altra finestra per ingrandire, balordi).

 

Nonostante l'abusivismo edilizio a Malta sia degno del sud Italia anni '70, la Valletta è paraculata dall'UNESCO ed è intoccabile in toto. Qui le case maltesi han questa buffa terrazza esterna molto arabeggiante e caruccia che ti confonde le idee ma nel complesso dà quel tocco di stile che ci sta.

  

Per quanto riguarda i prodotti locali i maltesi vanno fieri dei loro pastizzi, specialità del luogo millantata anche sulle guide. Queste buffe cose le trovate dappertutto, di solito più il bar fa schifo e più buone sono. Si tratta di mini torte salate alla ricotta, ci potete bere qualsiasi cosa assieme ma consiglio l'associazione con la Kinnie, un plagio del crodino che hanno il coraggio di distribuire solo lì e che è buonissimo.



Una volta rifocillati proseguiamo il giro.
Il museo della guerra all'interno di Forte Sant'Elmo(14) è chiuso per manutenzione. La Leo è tutta contenta di aver skippato "sanguemmorte" ma dopo averla intontita di cazzate riesco a portarla dentro la mostra sui cavalieri di Malta (17). Più che una mostra è tipo la giostra dei faraoni a Gardaland, avete presente le ricostruzioni coi suoni trash, gli animatroni e le scenografie? Ecco. Claustrofobica, per molti versi spaventosa e miserabile riesce a rendere perfettamente l'idea del tipo di vita e di medicina che avevano al tempo. La roba più impressionante sono le celle sotterranee scavate nella roccia dove venivano rinchiusi i pazzi, roba che Kill Bill fa merda da tutte le parti.

Proseguiamo verso i lower barakka garden da cui si può avere una visione mozzafiato (bello 'sto termine, non lo uso mai) del porto. Un vento della madonna
, la Leo è distratta quindi via di foto panoramica. E' venuta già meglio della prima.



Affamati come lupi sbraniamo panini in un qualunque wine bar, visto che di comune accordo si mangia da persone normali solo la sera.
[continua]
[giuro]
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lunedì, 01 giugno 2009 ore 00:50 - Permalink
"ciao ho visto il tuo link nel blog di proeliator, ma perchè ti fai linkare da uno così? non è una buona reputazione, ciao marco"

Se avete ricevuto questa mail, vi avverto: ha ragione.
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In ---> persone derise


giovedì, 28 maggio 2009 ore 19:10 - Permalink


Onestamente: Noemi Letizia è un cesso.
Straritoccatruccatissima, due occhi da tartaruga, questa se la vedi senza photoshop e 2 ore di maquillage cacci un urlo mostruoso. Ha lo sguardo di una mentecatta che io manco con un treno di Viagra, tanto varrebbe scoparsi una paraplegica.

Ma vuoi mettere, non so, Denise Milani?


 

 


  


Sarà che io ho una passione per le more
.

AGGIORNAMENTI: i link continuano a saltare, quindi siccome mi cago il cazzo a rimetterli ne metto di nuove a caso, ripassate ogni tanto che ne saltano sempre fuori. Dico a voi che non avete il coraggio di avventurarvi nell'oceano di Google immagini senza le alette e il salvagente del filtro impostazioni.
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sabato, 23 maggio 2009 ore 00:41 - Permalink


Sono sicuro che anche voi amerete alla follia quei blog che quando non hanno una madonna da scrivere postano videoclip da youtube e copincollano testi e/o poesie di Neruda. Te entri e la prima cosa è un mare di nero desolato. Tu stai ascoltando "All along the watchtowers" e all'improvviso una canzone triste parte a tradimento a volumi disumani facendoti infartare o, peggio, facendoti fare figure di merda in ufficio. Il resto del blog delle migliaia di "Severina63" sono foto di gatti, immagini pseudoerotiche glitterate e roba copincollata a casaccio.

Ora, signori, oggi facciamo un'eccezione.
Oggi postiamo filmati di youtube perché questa roba mi ha fatto rischiare il collasso. Non è un modo di dire, non riuscivo a respirare. Hanno disattivato l'hotlink quindi andate a vedere direttamente sul tubo il singolo di uscita di The Lonely Island: signore e signori, Jizz in my pants. Il testo di questo immortale capolavoro è qui.

Le donne hanno gradito molto, e un raro esemplare femminile dotato di vero senso dell'umorismo ha creato la risposta, puke in my mouth.


Alla decima volta che li rivedo, entrambi mi fanno ancora ridere.
La faccia della tizia quando lui le arriva alle spalle basterebbe a fare il videoclip.
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giovedì, 21 maggio 2009 ore 12:20 - Permalink
[Prologo] - [Parte 1] - [Parte 2] - [Parte 3] - [Parte 4] - [Parte 5] - [Parte 6] - [Parte 7] - [Parte 8]




Un cliente sta tentando di rianimare la mugolante vescica di lardo che butta sangue come una fontana. Pare uno di quei trichechi dei documentari. Tutti fuori sono girati, coppie, famiglie, italiani e tedeschi, il silenzio è assoluto. Noi siamo impietriti. Per terra il tipo si è dichiarato “infermiere specializzato” ed è l'unico suono positivo che ho sentito. Le ragazze mi guardano con un mix di schifo, odio e fame di sangue. Sono quello che tira pallonate in testa ai neonati e prende a cazzotti le amiche grasse. Ora il padre uscirà, vedrà cos'è successo e mi pianterà venti centimetri di lama nel cuore.

I miei tre companeros restano anche loro in piedi in attesa del pizzaiolo folle, che esce guardando già per terra. Qualche cliente zelante deve averlo informato. Cerco di spiegare, ma non mi escono bene le parole dalla bocca, solo singulti strozzati tipici dei capponi.


Morirò a 17 anni accoltellato, un po' mi scoccia.

 «ALBER-TA!» grida il padre, protendendo le mani  «MA COSA FAI PER TER-RA, STUPPIDA?»
 «Guardi, sono un infermiere specializzato, è sua figl
 «TE LEVATI DALLE PALLE, ALBER-TA! RISPONDI A TUO PAD-DRE, ALZATI SUBBITO»
 «Gnaaah» grugnisce il mostro  «Ooooouiui sgrotgle glurgle gagà!»
 «Ha il naso rotto» finisce l'infermiere.
 «E PERCHE' TI SEI ROTTA IL NASO, ALBER-TA?»
Alberta mi indica.
Il sistema solare si blocca per guardarmi.


 «Io, eh» deglutisco «l'ho colpita per sbaglio, e... insomma, tipo è caduta lì,  vede...»
Il padre mi guarda trasognato, segue il dito che indica il tavolo lordato di sangue.

 «E PERCHE'?»
 «Scherzavamo, è stato un errore di mira»
 «Sì, diciamo che per Albertona è un bersaglio impossibile da mancare»
 «Arioooo....»

 «ALLORA MIA FIGLIA SI E' MESSA IN MEZZO?»
 «No!» squittiscono le ragazze «Alberta stava in disparte, lui...»
 «VOI STATE ZITTE, CHE VI CONOSCO, SEMPRE DROGATE, SEMPRE!»
Così disse. Testuale.

 
«Ma bèh, è stato un incidente. Mi dispiace. Se vuole posso lasciarle i miei dati che...»
 «MA... ALBERTA!» urla il padre, pazzo «ALZATI, STUPPIDA! ALZATI, ALZA QUEI COSCIONI, ALZATI! STAI PER TERRA COME LE BISCE

Il padre la tira su di peso.
La strattona, comincia ad insultarla. Quella grufola sangue.

 «Glaaahrgl babà maleeh»
 «SEI COME TUA MADRE, SEMPRE CHE TI LAMENTI» sbraita «GUARDA CHE PORCHERIA HAI FATTO, GUARDA!» urla indicando il tavolo.

 «Ma guardi che è stata colpa del ragazzo, mica...» inizia l'infermiere.
 «LEI STIA ZITTO CHE A MIA FIGLIA CI PENSO IO, ALBER-TA, PRENDI UNO STRACCIO E SISTEMA, CHE FA SCHIFO! E COSA PENSANO I CLIENTI, ORA? EH? CHE HO UNA FIGLIA PER TERRA COME LE BISCE

Alberta corre dentro inseguita dalle amiche.
Siamo in un episodio ai confini della realtà.
Il più sveglio di noi prende la parola riprendendosi prima degli altri.



 «Va bene» minimizza Ario «stiamo calmi, Alberta avrà imparato la lezione
, vero?»
 «E SPERO BENE, ALLA SUA ETA' STA ANCORA A STRISCIARE PER TERRA COME LE BISCE
 «Mettersi a sanguinare così non sta bene, da noi a Venezia poi non le dico»
 «ALBER-TA, SENTI COSA DICE IL SIGNORE, VIENI A SENTIRE»
 «Ario, andiamo via tipo immediatamente»
 «Ario, scappiamo»
 «Ario, qua finisce in tragedia se questo riconnette un minuto, è sbroccato serio»
 «Allora noi andremmo, eh?»
 «NONO, TRANQUILLI, ADESSO ALBERTA PULISCE TUTTO»
 «Sì ma sa, noi dobbiamo rimetterci in viaggio, s'è fatto tardi... visto che qui è tutto risolto...»
 «Oh, ragazzi, è tardi, dobbiamo che chiude la dogana»
Notoriamente.

 «EVABBE ALLORA BUON VIAGGIO, PERO' NON FATEVI UN'IDEA SBAGLIATA, QUI NON TENIAMO I FIGLI PER TERRA COME LE BISCE, DITELO AI VOSTRI AMICI DI VENEZIA»
 «Certo, provvederemo»
 «Ci saluti le ragazze»
 «VI SIETE SCAMBIATI I NUMERI DI TELEFONO?»
 «Sì»
 «E' la prima cosa che abbiamo fatto»
 «Ovvio»


La spiaggia è un ciottolato buio.
Corriamo senza che nessuno l'abbia detto ad alta voce, partiamo tutti all'unisono appena girato l'angolo. I sassi sotto i nostri piedi fanno un casino della madonna ma non c'importa. Per un istante mi perdo, poi ritrovo il punto dove bisognava girare. Ripercorriamo la stradina in silenzio, solo il rumore del fiato. Arriviamo ansimando alla 127, montiamo alla selvaggia ed Ario ingrana la retro sgommando. Inversione a U, pronto a partire si ferma. Forse stiamo sbagliando. Forse dovremmo restare lì, prenderci le nostre responsabilità. Una voce dall'esterno sbraita qualcosa, forse verso di noi, forse no.


Nel dubbio partiamo a tavoletta.
L'autostrada è un mare buio di luci bianche e rosse. Fresco, accogliente, anonimo. Niente e nessuno può trovarti là dentro. L'autostrada è il nulla che permette di mondare la tua anima dalle peggiori cazzate. Scuoto la testa, mi tocco la mano. Aspetto che qualcuno abbia il coraggio di rompere l'incredulo silenzio.







 «Hai una mira di merda»
 «Ho una mira splendida, se i bambini e le ciccione si mettono di mezzo mica posso...»
 «Hai picchiato una donna»
 «Ehi, quella roba non era una donna, d'accordo?»
 «Accendi la radio»

Laura non c'è, è andata via, Laura non è più cosa miaaa...


 «Dio mio»
 «Cambia»
 «A proposito di Laura, chissà come stan le ragazze»
 «Staranno ridendo di noi com'è giusto che sia»

Scuuuuuuusa, so che è soltanto un'altra scuuuuuuusa....

 «Cos'è, radio maria?»
 «Paola e Chiara»
 «Ma sembrano le canzoni del catechismo, ti ricordi? Vieeeeni signoooore...»
 «E' VERO! Le canzoni tristi degli scout...»
 «Massì, con la messa delle 10 che doveva essere giovane e mettevano con la chitarra a far canzoni due tizie del... del coso, del GRISS, no... del SERT... hai presente?»
 «IO?» fa Atza «mio padre lavora al petrolchimico, ha pianto una settimana quando nel '91 s'è sciolto il PCI, il mio gatto si chiama “Marx”, a me voleva chiamarmi “Palmiro” e se vede preti devono tenerlo fermo o li massacra a randellate»

AMIIIICI COME PRIIIIIMAAAA, NONVALEPIU' LAPENAAAAH...


 «Senti come cresce la rabbia uterina. Che ci fanno in radio 'ste due zoccole?»
 «Scarti di S. Remo, tristezza a barili»
 «La teniamo o cambio?»
 «Scherzi? Se la ascolti fino diventi frocio»
 «E nel tuo caso piove sul bagnato»
 «Silenzio, puttane»


TI DARO' IL MIO CUOREE! TI DARO' IL MIO CUORE SE VUOOOOI...

 «Ma c'hai l'autoradio della sfigatron, becca solo miseria mentale e drammi»
 «Il resto della macchina invece porta fortuna»
 «Oh, avete rotto»
 «E' come il film dove leeeeei... faaaarà la pazzia!11!!!!111!1!»
 «Ma quando mai, che nei film è sempre l'uomo che deve correre dietro alla stronza»
 «MACCIO MACCIO MEEEEEN... NEBO UONNA BII.. A MACCIO MEEEEEN...»
 «Nebo, se parli male delle donne la gente crederà che sei etero!»
 «Atza, con te invece non c'è pericolo, ascolti sempre le spice girls?»
 «C-CO... COS... IO NON ASCOLTO LE SPICE GIRL!»
 «Atza ascolta le Spice Girl?»
 «Sì»
 «NO! Ascolto i Blind Guardian!»

 «Però... fioi, così per dire, eh... però io, le Spice Girl... cioè, una botta...»










 «...la rossa tutta la vita»
 «Cristo, lo sapevo. Ti piace il puttanone laido che pare un travone»
 «AHASPETTA, te vuoi la biondina innocente che sembra handicappata?»
 «No»
 «La negra? Moglie e buoi dei paesi tuoi?»
 «Ma vaff... Piuttosto la fighetta sempre imbronciata»
 «Te o more o niente»
 «Te o transessuali o niente, Ario, vedi cos'è peggio»
 «A nessuno fa sesso quella in braghe da ginnastica?»
 «No, sarebbe come scoparsi Dot, si vestono troppo uguale»
 «Guarda che Dot è carina»
 «La Sport Spice è l'unica intonata, dicono»
 «Dicono, eh, Atza?»
 «Andate a cagare»

 «Vabbè, prossima tappa?»
 «Un autogrill, ho sonno
»
 «Sì ok, intendevo prossima tappa fisica, cosa ci aspetta?»
 «La dogana» dice Atza indicando il cartello, fuori.
Venti chilometri.


 «Fioi, farete esattamente quello che vi dico di fare» dice Solero.
Nessuno risponde.
Diciannove chilometri.
[continua
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In ---> in spagna